Una nuova esposizione, realizzata dall’Ecomuseo Colombano Romean, dedicata agli strumenti di scrittura di un tempo, trova spazio nella vetrina dell’Hotel Dieu.
«Una collezione di penne e più di 20 calamai in vetro e metallo dei primi anni del 1900, – spiegano i realizzatori – recentemente donata dalla famiglia di Agnes Dijaux, collaboratrice dell’Ente nell’ambito dello sportello linguistico francese, raccontano un altro pezzo della nostra storia e ci riportano al concetto di ‘paradosso alpino’, quel fenomeno culturale definito dagli antropologi, secondo il quale il livello di istruzione e di apertura intellettuale di una comunità aumenta salendo di quota».
Lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa e intellettualmente limitata è infatti completamente ribaltato dalla storia degli Escartons: una delle prime forme di democrazia partecipata, nata ufficialmente nel 1343 e che sarebbe durata ben 370 anni fino alla firma del trattato di Utrecht. Con la firma da parte del Delfino Umberto II della Grand Charte des libertés venivano riconosciute a cinque comunità delle Alpi Cozie (Oulx, Pragelato, Briançon, Queyras e Casteldelfino) libertà e autonomie fiscali e amministrative inimmaginabili per l’epoca.
«Gli abitanti degli Escarton erano uomini liberi e godevano di privilegi fino ad allora ad esclusivo appannaggio del signore feudale come il diritto di gestire la giustizia, di amministrare autonomamente le risorse del territorio, tra cui boschi e acque, la trasmissione ereditaria delle proprietà privata o la possibilità di effettuare transazioni economiche. Per districarsi tra tutti questi impegni era indispensabile sapere leggere, scrivere per mettere la propria firma e fare i conti. L’istruzione era una prerogativa fondamentale per queste comunità. Anche le più piccole borgate avevano una scuola che rimaneva aperta da ottobre a aprile. Gli insegnanti erano ingaggiati direttamente dai capifamiglia. Normalmente erano maestri itineranti che si spostavano di villaggio in villaggio per prestare il loro servizio».
Fonte: “La Valsusa” del 12 marzo 2026
