Domenica 18 gennaio 2026 la comunità parrocchiale celebra la festa della traslazione delle reliquie del santo patrono Giovanni Vincenzo. La Messa è celebrata alle 11 dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. Partecipa la Società Abbadia, millenaria confraternita, che onora il Patrono e ne conserva tradizioni e culto. L’Abbà dell’anno, Italo Giordana, con le insegne del ruolo, sarà accompagnato da tutti i soci, uomini e, da quest’anno, anche dalle donne con le alabarde e la bandiera.
Dopo la Messa, la processione fino al pilone di San Giovanni Vincenzo, collocato all’inizio della mulattiera che sale alla Sacra e costruito dove la tradizione vuole si sia fermata la cavalcatura con le reliquie del santo patrono, a pochi passi dalla facciata della chiesa romanica ora demolita. L’Abbà leggerà un proclama alla popolazione per rievocare il fatto della traslazione e il celebrante rivolgerà una preghiera d’affidamento della comunità al santo patrono.
I soci dell’Abbadia concluderanno la giornata di festa con un festoso convitto.
LE RELIQUIE
Le reliquie di San Giovanni Vincenzo sono custodite in un prezioso reliquiario posto ai piedi dell’altare barocco della chiesa parrocchiale. La traslazione annuale è come una seconda festa patronale della comunità. L’imponente urna di bronzo e ottone dorato che custodisce le reliquie del Patrono fu donata, per sciogliere un voto, dall’Amministrazione comunale di Sant’Ambrogio il 21 novembre 1836.
Le date storiche che determinano le due celebrazioni in onore di San Giovanni Vincenzo sono da sempre controverse. Le due comunità valsusine che onorano in modo particolare San Giovanni Vincenzo, Celle e Sant’Ambrogio, hanno tradizioni diverse e contrastanti.
A Sant’Ambrogio si è sempre celebrato il 21 novembre come “dies natalis”, cioè la morte del santo e il 12 gennaio come giorno celebrativo della traslazione delle reliquie. Questo mentre a Celle si sostiene che il giorno della morte sia stato il 12 gennaio e quello della traslazione il 21 novembre. Perché queste differenti date? Il motivo è che nella «Vita Johannis» si riporta la data del 21 novembre per la morte mentre nella lapide che si trovava nella chiesa romanica di Sant’Ambrogio si leggeva che la data della morte era il “pridie idus Iani” appunto il 12 gennaio.
Comunque siano avvenute le cose, la tradizione è sempre viva nella comunità santambrogese e le due celebrazioni della morte, il “dies natalis”, e la traslazione delle reliquie, continuano a essere celebrate con devozione.
