Mercoledì 10 dicembre 2025 alle 9.30, a Villa San Pietro di Susa, il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha incontrato il Clero diocesano di Susa.
Pubblichiamo di seguito il resoconto della mattinata a cura di Federica Bello (da «La Valsusa» dell’11 dicembre 2025).
Una mattinata intensa di lavoro e confronto “Verso la comunità che verrà”. Questa è stata la convocazione che mercoledì 10 dicembre 2025 ha visto riunito il clero della Valle di Susa a Villa San Pietro con il Vescovo Repole. Una mattinata – cui seguiranno altri due appuntamenti durante l’anno – per “mettere insieme intelligenza e sguardo concreto sui territori” – ha sottolineato il cardinale avviando i lavori – “e domandarci come dare attuazione alle linee pastorali di questi anni nella alta, media e bassa valle con lo scopo di essere comunità cristiane che testimoniano nel modo migliore possibile il Vangelo con le risorse che abbiamo”.
E sul tema delle risorse ha introdotto il confronto a gruppi la relazione del Vicario generale don Daniele Giglioli, presentando alcuni dati, non tanto per focalizzarsi sulla diminuzione del clero, ma piuttosto per richiamare l’attenzione su quella dimensione territoriale che va ripensata senza procrastinare. Ecco dunque il quadro in cui i criteri vanno elaborati: una diocesi di 67 mila residenti servita da un clero che si compone di 28 unità – dimezzato negli ultimi 22 anni – senza contare 5 sacerdoti provenienti da altre Chiese e 3 diaconi permanenti. Dei 28 sacerdoti (età media 72 anni): 21 sono in attività pastorale (età media 70 anni), 13 hanno meno di 75 anni, tra cui 5 meno di 60. Le parrocchie sono 61 , di cui 27 hanno meno di 500 abitanti, tra cui 4 sono Comuni. Considerando la popolazione per parrocchie ce ne sono alcune che non raggiungono la cinquantina di abitanti e poche superano il migliaio.
Tanti gli snodi proposti per il confronto in due gruppi dai quali sono emersi alcuni elementi da affrontare nella riorganizzazione: il tenere presente criteri infrastrutturali e storici, e non limitarsi a criteri economici, l’opzione di dare forma giuridica all’unità pastorale, il ragionare sul destino delle case parrocchiali non abitate. E ancora: il considerare che il numero di abitanti non corrisponde al numero di praticanti perché ci possono essere comunità piccole e più vive di comunità più numerose; il domandarsi anzitutto quale sia la motivazione per accorpare, distinguendo la questione pastorale da quella economica.
A conclusione di questo primo lavoro, il Vescovo ha ancora richiamato a considerare la comunità “che non è necessariamente la parrocchia del passato” e da don Giglioli l’invito a pensare a coinvolgere in queste riflessioni anche fedeli e soprattutto a non farsi prendere dalla sensazione di “sguarnire”, ma di “reinventare”.
Federica Bello su «La Valsusa» dell’11 dicembre 2025

