
Domenica 21 marzo 2021 dalle ore 9 alle ore 13, più di 150 responsabili diocesani si sono collegati per il confronto sugli orientamenti associativi dei prossimi anni e l’elezione della nuova Delegazione regionale.
In quell’occasione Francesca Borgesa, ex responsabile diocesana dell’ACR e attuale consigliera dell’AC diocesana, è stata eletta Incaricata regionale per il settore ACR. Su La Valsusa del 1 aprile potete leggere la sua intervista.
MESSAGGIO DALLA XVII ASSEMBLEA REGIONALE ACI ALLE COMUNITÀ CRISTIANE E CIVILI
“Ho un popolo numeroso in questa città”: vivere la responsabilità nella Chiesa e nel mondo.
Come responsabili delle associazioni diocesane dell’ACI del Piemonte-Valle d’Aosta, riuniti il 21 marzo 2021 nella XVII assemblea regionale “Ho un popolo numeroso in questa città”, intendiamo rivolgere un messaggio cordiale a tutti i fratelli e le sorelle nella fede e ai concittadini e concittadine con i quali condividiamo – in questo tempo segnato dalla pandemia – la vita nelle comunità, le comuni preoccupazioni per la salute e il lavoro, per la famiglia e l’educazione, per l’ambiente, ed insieme la ricerca di una vita più autentica, sobria e solidale. Per questo siamo convinti che vivere da cristiani e da buoni cittadini oggi ci chieda un serio e perseverante esercizio di responsabilità, che ci riguarda come persone e come comunità.
1. COMPRENDERE IL NOSTRO TEMPO: OMBRE E SPERANZE
Di fronte alle paure, alle nuove forme di razzismo e all’indifferenza che attraversano le nostre vite è necessario cogliere quanto sta accadendo e interpretarlo alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa: proprio il fenomeno della pandemia e il processo di globalizzazione ci pongono di fronte sfide drammatiche ma ci rendono più consapevoli di un destino comune in una casa comune. Nel nostro tempo “vediamo seminata la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri” (Francesco, “Fratelli tutti”, n.96). Siamo coscienti come dalla comprensione che abbiamo della realtà dipendano poi le scelte di vita, sia sul piano personale e familiare, sia su quello ecclesiale, sociale e politico, fino al linguaggio che usiamo per relazionarci al prossimo. La fratellanza che viene da Dio costituisce il riferimento e l’orizzonte della nostra speranza.
Come cristiani sentiamo la difficoltà che le nostre comunità incontrano a vivere il Vangelo in questo tempo, superando gli atteggiamenti di fuga, di difesa o di semplice abitudine, per offrire invece un luogo di fiducia rispetto al disorientamento, una condivisione rispetto all’isolamento. La difficoltà di comunicazione che sperimentiamo ci sollecita non solo a ricorrere a nuove tecniche per riproporre le consuete attività, ma è occasione favorevole per una conversione del nostro essere Chiesa, ridando impulso alla partecipazione e alla corresponsabilità dei laici nella comunità ecclesiale.
Come cittadini registriamo un clima di sfiducia, di critica e di allontanamento dalla partecipazione politica e dalla stessa appartenenza alla comunità. La crisi economica ed ecologica prima, la crisi sanitaria oggi ci hanno fatto cogliere la fragilità dei nostri sistemi sociali e politici, oltre che delle nostre stesse persone. Nel contempo queste crisi ci pongono di fronte ad alcune opportunità.
2. LA NECESSITA’ DI UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
Il modello pre-pandemia, di fronte all’emergenza, ha evidenziato i suoi limiti e contraddizioni: occorre ridare piena e giusta importanza ad ambiti vitali e prioritari per la società:
- la salute e il sistema socio-sanitario (dalla ricerca scientifica al presidio territoriale della sanità pubblica);
- la scuola, il sistema educativo e il ruolo della famiglia (dalla formazione dei docenti e permanente per adulti al raccordo scuola/lavoro e al tema della denatalità);
- il lavoro, la sua dignità, tutela e stabilità, con il sistema di garanzie e ammortizzatori sociali;
- l’ambiente naturale e umano (dalle norme anti-inquinamento al contrasto alla corruzione e alla malavita organizzata);
- l’integrazione degli immigrati (sul piano sociale e giuridico).
Ciò significa non solo riconoscere maggiori risorse a tali settori, ma cogliere anche l’insufficienza e l’insostenibilità del modello “liberistico” che caratterizza la nostra convivenza (cfr. “Fratelli tutti” nn. 163-169).
Da qui la riscoperta della necessità dello stato, della comunità civile, del ruolo dei corpi intermedi (famiglia, associazioni, terzo settore, sindacati, partiti) e di un virtuoso rapporto di integrazione pubblico/privato, rispetto ad un visione individualistica che contrasta con il senso di comunità e conduce alla marginalità i soggetti più deboli.
Allo stesso modo occorre dare valore al dialogo interculturale e al principio della cooperazione internazionale tra gli stati (valorizzando e riformando i relativi organismi e accordi), rispetto ad una visione conflittuale che alimenta contrasti, guerre e ingiustizie ancor più gravi. I principi della nostra Costituzione, che ben si combinano con le finalità della politica indicate dal Concilio Vaticano II, sono i riferimenti comuni per questo nuovo tratto di strada.
3. IL RUOLO DELLA PARTECIPAZIONE POLITICA E DEL PROCESSO DI UNIFICAZIONE EUROPEA
Tutto questo conduce a considerare la necessità della politica. La crisi dei sistemi democratici, specie a motivo della crisi dei partiti e della partecipazione popolare, ma anche a causa della difficoltà dei sistemi formativi e della vitalità dei corpi intermedi, rischiano di far prevalere una visione egoistica della politica legata all’interesse di singoli gruppi o territori, rispetto alla ricerca del bene comune. La facile ricerca del consenso basata su rabbie e paure, su slogan populisti e sull’uso politico della religione, combinata al mito dell’“uomo solo al comando” è in chiaro contrasto con il senso della politica come progetto di società (volto al rispetto della persona e al superamento delle diseguaglianze), orientamento culturale dei cittadini, partecipazione popolare alle scelte fondamentali.
Proprio la recente esperienza della pandemia ha, inoltre, messo in luce la necessità di una progettualità politica capace di integrare i diversi livelli di amministrazione e di governo (dal locale al regionale, dal nazionale all’europeo). Nel contempo, nella progettazione politica, occorre ridare priorità all’educazione e alla partecipazione delle nuove generazioni.
Ancora una volta è emersa l’importanza del processo di unificazione europea, da sviluppare non solo sul versante economico ma anche politico e giuridico, come integrazione dei popoli e come soggetto autorevole in campo mondiale. Solo così sarà possibile governare le nuove opportunità scientifico-tecnologiche e rispondere alla sfida di nazionalismo e sovranismo che rischiano di riportarci alla chiusura e ai conflitti che hanno insanguinato l’Europa nella prima metà del ‘900.
4. IL SERVIZIO DELL’AZIONE CATTOLICA
In tale contesto e prospettiva, L’AC, anche nella nostra regione e diocesi, pur consapevole delle proprie povertà, intende continuare a rispondere alla propria vocazione laicale di servizio al Vangelo e alla Chiesa, impegnandosi ad essere segno e strumento di fraternità nella comunità ecclesiale e civile. In particolare, considerato che la partecipazione sociale e politica è per il cristiano un tratto essenziale del rapporto tra fede e vita (e quindi della testimonianza/annuncio del Vangelo), si propone di:
- valorizzare nelle nostre chiese locali la testimonianza dei laici nel mondo;
- sviluppare – nella formazione rivolta alle diverse fasce di età e in quella proposta ai responsabili diocesani e regionali dell’AC – l’attenzione alla dimensione socio-politica ed ambientale, valorizzando il rapporto tra le generazioni;
- contribuire su scala locale alla conoscenza del magistero sociale della Chiesa, con particolare riguardo alla “Fratelli tutti”, e alla promozione di una educazione civile popolare, che possa far crescere il senso di comunità e di cittadinanza, secondo i principi costituzionali;
- affiancare, con iniziative spirituali e formative, i soci di AC e gli altri cristiani impegnati nell’ambito socio-politico e amministrativo;
- confermare l’impegno del Gruppo “Fede e politica” della Delegazione regionale AC a servizio delle Presidenze diocesane, attraverso incontri locali e regionali, materiali e il servizio di documentazione “Costruire la città”;
- collaborare con altre Associazioni e con la Pastorale sociale e del lavoro, per sviluppare reti e “alleanze educative” già positivamente sperimentate.
Questo nella operosa speranza di poter contribuire alla costruzione di quella “amicizia sociale, per la quale è necessaria la miglior politica, posta al servizio del vero bene comune” (“Fratelli tutti”, n.154).
