Vision & Mission

La Scuola Primaria Paritaria “San Giuseppe” di Susa si presenta e si propone alle famiglie della Valle di Susa quale

Scuola “Per la Vita”

Attenta a dare il suo contributo nella progressiva costruzione del “progetto di vita” per ciascun alunno, (“pensami adulto” – “Non scholae sed vitae discimus”) prospettiva d’orientamento scolastico.

Scuola Inclusiva

  • che accoglie ciascun alunno nella sua identità, globalità e specificità: il sistema scolastico è sin dalla programmazione iniziale pensato ed organizzato per accogliere ogni diversità/differenza e per rispondere ai bisogni formativi di ciascun alunno: l’intervento non è solo sul soggetto con problematiche particolari, ma soprattutto sul sistema–contesto che viene predisposto per mettersi dal punto di vista di tutti, nessuno escluso;
  • che parte dal riconoscimento delle differenze tra gli alunni, per “attrezzarsi a monte”, sin dal PTOF, nell’organizzazione e nella didattica per far sì che ciascun alunno sviluppi tutte le sue potenzialità, raggiungendo il successo formativo di cui è capace: accoglie nella sua quotidiana ordinarietà tutte le diversità, trattando le differenze individuali e le difficoltà con una didattica “plurale” capace di
  1. accogliere e valorizzare le singole diversità/differenze, superando l’indifferenza verso le “diversità”
  2. affrontare le difficoltà con competenza pedagogico-didattica, trasformandole da ostacolo per l’allievo ad obiettivo per gli insegnanti, costruendo percorsi individualizzati che consentano a ciascun allievo di raggiungere il massimo livello possibile di formazione ( = far apprendere ciascun allievo).
  • che fa della compartecipazione e della condivisione educativa fra tutti gli attori dell’intervento educativo -docenti, educatori, genitori, alunno (per quanto consentito), contesto sociale ed ambientale,…- il suo tratto caratterizzante.

Scuola della Persona

  • che considera l’alunno quale “persona” in formazione e quindi bisognoso di attenzioni pedagogiche, accompagnamento, guida, supporto,… ma anche di rispetto, affetto, comprensione,… (“Maxima debetur puero reverentia” -Giovenale-);
  • che non ritiene di avere “potestà” sull’alunno (cioè di essere “padrone” dell’alunno), bensì di essere intenzionalmente a servizio dello sviluppo dell’alunno -quale delegata dalla famiglia per l’apprendimento formale (cfr. art. 30 Costituzione)
  • che si pone nell’ottica di ritenersi affidataria e custode, ma anche di stimolo all’apprendimento: “sapere, saper fare, saper essere (conoscenze, competenze, capacità), sia sul versante delle discipline di studio curriculari e non (=aspetto cognitivo) che sulla dimensione vitale-comportamentale
  • che si occupa integralmente di tutta la persona dell’alunno, nelle sue svariate dimensioni cognitivo-apprenditive, culturali, relazionali, emotivo-affettivo,…

Per cui

  • le Educazioni sono trasversalmente presenti nell’attività didattica quotidiana dei Docenti: educazione alla convivenza civile, alla responsabilità, alla pace, all’affettività, alla salute, stradale, ambientale, alimentare… contribuiscono a far crescere l’alunno anche nella complessità dell’esperienzialità di vita;
  • le Discipline curricolari ed extracurricolari (opzionali) sono considerate quali strumenti strutturati dal punto di vista epistemologico e funzionali dal punto di vista gnoseologico funzionali alla costruzione del puzzle apprenditivo e formativo dell’alunno, “punti di vista” per l’approccio/ conoscenza della realtà;

La figura dell’Insegnante

È un intreccio di maieuta socratico (che sa “trar fuori” dall’alunno ciò che già possiede) e accompagnatore professionista (che sa dove condurre l’alunno, perchè conosce “luoghi, sentieri, limiti, pericoli, potenzialità”,…): coltiva, organizza, guida, stimola, trascina, media, facilita, incarna…, senza mai porsi alla pari quale “amico”.

Stile Educativo

  • il successo degli interventi formativi presuppone e richiede la coerente condivisione da parte di tutti gli “adulti-educatori” che interagiscono con il minore degli stessi fondamentali principi formativi e linee educative (=”coerenza educativa”);
  • si educa (o si diseduca) più con i fatti (= l’esempio personale, l’accompagnamento discreto “non invasivo”, ) che con le parole (=ammonimenti, esortazioni, appelli, “prediche” raccomandazioni,…): la riuscita educativa sta più in quello che non si dice (implicito) che in quello che si dice (esplicito). L’educazione è più questione di presenze, attenzioni che trasmettono all’alunno l’idea -non ostentata ma reale- che egli “sta a cuore” all’adulto, é per lui un valore;
  • non basta “amare “ i giovani, ma essi devono “sentirsi e viversi amati dall’adulto” (= devono avere consapevolezza di questo amore): l’adulto deve lasciare tracce visibili di quanto il giovane sia importante per lui (don Bosco);
  • poiché circa il 75% della comunicazione umana avviene a livello non verbale (postura del corpo, vicinanza-lontananza, espressione del viso e mimica facciale, gestualità, intonazione della voce, fluidità o interruzioni dell’eloquio, ecc.), anche nella relazione educativa -attraverso il non detto esplicitamente, ma intuibile “a pelle”- si comunica se l’altro è importante, se l’educatore è affidabile, se è persona realizzata, appagata, riuscita nel suo percorso di vita, attrezzata umanamente;
  • in ambito formativo si è passati negli anni da un modello”autoritario” (ove prevaleva il conflitto, il divieto anche privo di motivazione accettabile, il controllo, l’agire più per costrizione che per convinzione,…) ad un modello della “ragionevolezza” (del dialogo, della negoziazione, della motivazione, dell’essere concilianti,…): tuttavia non è bene eccedere nell’atteggiamento del permissivismo, perchè può essere scambiato per “non ci sono più regole” e ”ogni comportamento è possibile” o può sfociare nell’incapacità dell’alunno a maturare il senso del limite e gestire la “cultura del desiderio”, a fare scelte responsabili orientate alla crescita armonica;
  • nell’attuale società si parla molto della necessità di educazione (prevenzione del disagio, educazione interculturale, educazione alla cittadinanza,…), ma poi di fatto viene meno il reale impegno educativo: realtà educative, associazioni, gruppi, figure educative che s’impegnano ad inserire gradualmente i giovani nella società sono sempre più rare;
  • l’educazione non può limitarsi a promuovere un progetto di uomo/donna/famiglia/società, ma per essere efficace deve formare le “abitudini del cuore” (R.N. Bellah), cioè i beni fondamentali umani
    e sociali ritenuti preziosi per l’armonia interna del singolo, della famiglia, della società.L’educazione ha un suo linguaggio specifico, fatto di proposte, di esperienze, di “abitudini del cuore” da coltivare negli anni, a cura di adulti che non si limitano a far da spettatori, ad informare anziché proporre esperienze d’apprendimento e di vita. L’impegno educativo ha tempi lunghi ed ha successo se fa vivere esperienze “forti”e positive all’interno di reti virtuose (famiglia, classe, scuola, gruppi giovanili, reti di conoscenze): è solo così che l’alunno matura il senso del “noi”, della comunità, dell’apertura, del considerare la vita risorsa: l’educare è indubbiamente un’azione faticosa, nascosta, lunga, forse senza fine e ad esito incerto;
  • l’adulto educatore deve essere per l’alunno:
  1. “significativo”, “autorevole” (non autoritario), convincente per quello che è, disponibile al dialogo ma senza ostentazione/compiacimento/vanto, né “invasioni di capo”;
  2. non modello “irreprensibile” da imitare, sicuro di sé, parola ultima e definitiva, ma con “competenze esistenziali” (E.Morin): figura umana e vitale, cosciente dei suoi limiti ma testimone che la vita merita di essere vissuta, capace di stare accanto alla persona dell’alunno in modo rispettoso ma stimolante: non tanto “travasatore di saperi” nelle teste degli alunni quanto “offertore di stile”, creatore intenzionale del “clima di classe”, alimentatore della domanda di conoscenza, della cultura per la vita, dell’attitudine riflessiva e relazionale per affrontare l’esistenza in una società complessa, globalizzata, forse più “sabbiosa” che “liquida” (Z.Bauman);
  3. persona sufficientemente riuscita e realizzata, la cui stessa presenza è già di per sé arricchente e rassicurante, capace di interpretare l’esistenza in modo interessante,di permeare il contesto di qualità relazionali, culturali, affettive che la caratterizza come adulto;
  4. disponibile ad ascoltare, a dare attenzione e comprensione, essere punto di riferimento, se occorre disposta a “farsi da parte” a “diminuire perchè l’altro cresca”(Gv. 3,30);
  5. non figura grigia, ripiegata, spenta,… ma testimone -senza ostentazione e senza nascondere i propri limiti- di una vita che ha un senso, che è possibile puntare ad obiettivi importanti escommettere sul futuro: adulto che testimonia di essere ancora “vivo”(non vegeti), “in tensione”;
  6. in ogni caso l’apprendere costa studio, impegno, fatica, costanza, esercizio. metodo: non rende un buon servizio all’alunno chi propone scorciatoie. E’ vero, tuttavia, che accorgimenti, schemi, tecniche, abitudini,… possono migliorare o facilitare il rendimento apprenditivo;
  7. poiché le forme d’intelligenza sono multiple (Gardner), ciascun alunno può privilegiare o esperire come a sé più confacienti stili apprenditivi diversi (linguistico-verbale, logico-matematica, visiva, tattile, spaziale, sociale, introspettiva, cinestesica, musicale,…); ma spetta agli Insegnanti conoscere l’alunno e i suoi stili cognitivi per adeguare progettazione didattica e sua attuazione.

Clima di scuola e di classe

È il risultato della complessiva impostazione pedagogica adottata, dei valori di riferimento, delle specifiche “attenzioni” educative poste in essere quotidianamente, dell’intenzionalità/coerenza/stile educativi perseguiti dagli adulti educatori; coinvolge varie dimensioni:

  • relazionale ed emotivo-affettiva
  • cognitivo-apprenditiva (con particolare riguardo alla considerazione dell’errore quale occasione per l’alunno di apprendimento significativo)
  • gruppale-comunitaria (con possibile auspicata valorizzazione dell’apprendimento cooperativo, della peer education,… e graduale superamento della modalità apprenditiva individualista “concorrenziale”, anche a scapito dei propri compagni)
  • vitale-esistenziale, in quanto luogo intenzionalmente strutturato per apprendimenti non solo teorici e culturali, ma esperienziali, legati alla vita anche nei suoi aspetti quotidiani e “ordinari”
  • contesto favorente l’apprendimento, lo studio, l’approfondimento, la scoperta… anche attraverso la dimensione ludica propria dell’età.fondato sul rispetto dei compagni, dell’ambiente, degli oggetti.