“Un valsusino tra le braccia di Dio”: per conoscere Emilio Giaccone

Pubblichiamo, per cortese concessione dell’Azione Cattolica Diocesana, “Attore della causa di beatificazione del servo di Dio Emilio Giaccone” e dell’autore, prof. Piero Del Vecchio, un breve profilo biografico di Emilio Giaccone, per la cui causa di beatificazione sta lavorando una Commissione Storica, coordinata dallo stesso prof. Del Vecchio, e incaricata il 3 luglio 2017 da Monsignor Vescovo di “raccogliere tutto il materiale possibile in relazione alla Causa e verificarne l’autenticità“.

Gli “appunti” che seguono sono un’occasione per conoscere e riflettere sulla vita di un uomo, innanzitutto, che ha fatto dell’incontro con Cristo il cuore della sua esistenza, un “esempio di cristiano laico a cui le giovani generazioni, che si accingono a contribuire all’edificazione di un mondo migliore, possono guardare con fiducia“.

 

UN VALSUSINO TRA LE BRACCIA DI DIO
Appunti per una biografia di Emilio Giaccone di Piero Del Vecchio [1]

Scheda con note sugli aspetti educativi

 

Emilio Giaccone nasce l’8 luglio del 1902 a Vaie; i genitori, Silvino Giaccone e Agostina Girardi, provengono da famiglie contadine e abitano in Via S. Pancrazio, a pochi passi dal Santuario.

Nel maggio del 1919, Emilio Giaccone entra alle Officine Moncenisio di Condove come falegname e vi lavora fino al 1921 quando è chiamato a svolgere il servizio militare a Susa nel corpo degli Alpini. Qui frequenta il Circolo Giovanile «Mario Chiri» e incontra padre Pietro Briozzo, rettore del Convento Francescano e grande comunicatore. A Susa matura la chiamata a intraprendere la vita consacrata secondo una modalità laicale e nello stile francescano. Vocazione che ha modo di affinare nelle frequentazioni torinesi degli anni 1920-1923 dove incontra il servo di Dio Zaccaria Negroni (la cui causa di beatificazione è ora in fase di studio presso la Congregazione per la Causa dei Santi in Vaticano), Pier Giorgio Frassati (proclamato beato il 20 maggio 1990) e Clemente Ferraris.

Si era iscritto all’Azione Cattolica diocesana il 1° luglio del 1920 ed è stato tra i fondatori del Circolo giovanile «Pierino Delpiano» di Vaie, di cui sarà anche presidente, è dirigente diocesano nel biennio 1924-1925.

A Torino Giaccone è attivamente impegnato nel Circolo di A.C. «Guido Negri» (il «Capitano santo»), nella Conferenza di «San Vincenzo» del Circolo «Cesare Balbo» e nella devozione eucaristica presso il santuario di Santa Maria di Piazza dei Padri Sacramentini: una piccola fucina di «santi sociali» quali Giovanni Bosco, Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Leonardo Murialdo.

Quel gruppo, forte di una intensa vita spirituale, si proponeva di recare all’organizzazione giovanile di A.C. un soffio di profonda spiritualità, vissuta nella intimità con Gesù ed alimentata dalla preghiera e dall’Eucaristia, nel silenzio e nel nascondimento.

Emilio Giaccone raggiunge Zaccaria Negroni a Marino (a 23 km da Roma), il 2 novembre 1925. Insieme a Clemente Ferraris i tre giovani istituiscono la «Scuola tipografica Santa Lucia», per sostenersi economicamente ed offrire un’occasione di formazione professionale ai giovani meno abbienti di Marino. Trovano accoglienza nel parroco che già aveva fondato nel 1919 l’istituto religioso delle «Discepole di Gesù» che, con le stesse finalità, istituisce i «Discepoli di Gesù». A loro sono affidati l’oratorio maschile e un lavoro capillare presso i Circoli giovanili di A.C. della diocesi.

I «Discepoli di Gesù» sono, secondo la definizione di Negroni, una «Associazione che non ha opere proprie; i discepoli lavorano e rinunciano a formarsi una famiglia; sono uomini di preghiera distaccati dai beni del mondo e in gioioso abbandono alla Provvidenza; sono disponibili per ogni attività a cui li chiami la fiducia dei pastori della Chiesa, in particolare nell’A.C.».

L’azione di Giaccone, come quella di Negroni, non passa inosservata e verso la fine degli anni ‘20 Emilio è chiamato dal vescovo di Campobasso ad insegnare matematica nel Seminario e ad occuparsi dei circoli di A.C. della diocesi; qualche anno dopo farà lo stesso a Rieti.

Nel settembre del 1931, il presidente generale Angelo Raffaele Jervolino e Luigi Gedda, su proposta di mons. Domenico Tardini, assistente dell’A.C. e poi Cardinale e Segretario di Stato Vaticano, affidano a Giaccone l’incarico di Tesoriere nazionale della Gioventù dell’A.C. e Giaccone si trasferisce nella Capitale, a Casa Assistenti, dove rimarrà ad abitare per il resto della sua vita.

All’A.C. ha dedicato molti anni: tesoriere centrale dell’A.C. Giovanile nazionale dal 1931 al 1947, tesoriere generale dell’A.C. nel biennio 1947-1948, anno nel quale assume l’incarico di presidente nazionale dell’ENAOLI (Ente Nazionale per l’Assistenza degli Orfani dei Lavoratori Italiani). In quegli anni Giaccone, al di là dei compiti amministrativi, ha un ruolo importante in ambito editoriale sia nella fondazione dell’editrice AVE, sia del giornale per ragazzi Il Vittorioso.

L’AVE fu costituita ufficialmente il 7 giugno 1935 (pubblicava tuttavia fin dal 1928), scopo dell’Editrice era «pubblicare libri e opuscoli di propaganda cattolica, divulgazione spirituale, teologia e pastorale» e sostenere la formazione religiosa e culturale di adulti, giovani e ragazzi.

Giaccone viene eletto sindaco effettivo del Consiglio di amministrazione AVE, tre anni dopo diventerà vicepresidente AVE, carica che lascerà nel 1942 (facendo comunque parte del consiglio di amministrazione fino al 1948).

Il Vittorioso era un giornalino per ragazzi moderno nello stile, accattivante nei disegni e nei racconti, e per questo contribuisce a far superare l’idea – ben radicata negli ambienti cattolici benpensanti – che il fumetto sia una lettura nociva, soprattutto all’educazione dei minori. A questa nuova impostazione contribuiscono Emilio Giaccone, con la «sua competenza tecnica» e soprattutto con la «sua grande sensibilità di educatore» e Gianluigi Bonelli, il patriarca del fumetto italiano, il padre di Tex Willer.

Uno degli aspetti meno noti dell’attività professionale e della personalità di Emilio Giaccone è l’attenzione all’evolversi delle idee e delle metodologie in ambito educativo e assistenziale, che fanno di lui un protagonista a tutto tondo nel panorama italiano. Punto di riferimento nazionale della sua azione in proposito è la rivista «Realtà educativa» da lui fondata nel gennaio 1961, espressione dell’attività del Centro Pedagogico bolognese dell’ENAOLI nato due anni prima e nel cui ambito, accanto ad un Istituto Medico-Psico-Pedagogico, operano anche una Scuola di perfezionamento per gli assistenti sociali ENAOLI e un’organica attività di studio e di documentazione delle problematiche educative ed assistenziali in Italia.

Accanto all’ENAOLI, nel 1948, il Governo gli affida anche la gestione commissariale dell’Ente Nazionale per la Protezione Morale del Fanciullo (ENPMFL), sorto nell’immediato dopoguerra. Nel suo ruolo, tra il 1948 e il 1972, ha avuto modo di incontrare molte autorità, presidenti della Repubblica e Pontefici. Ha l’occasione di aiutare ragazzi e bambini in difficoltà e donare tutte le sue risorse materiali, spirituali e affettive. Lui che, per servire la Chiesa, come laico consacrato ha rinunciato a formarsi una famiglia, si ritrova migliaia di figli adottivi che affettuosamente lo chiamano «Papà Giaccone». I giovani sono sempre al primo posto nei suoi pensieri e nelle sue premure, sa trovarsi sempre in contatto con loro attraverso una eccezionale capacità di farsi comprendere e amare.

Significativa è la sua partecipazione a nuove iniziative finalizzate al miglioramento delle attività e delle istituzioni assistenziali ed educative, come le «Scuole di Servizio Sociale» e la «Scuola per Religiose Educatrici».

In vista del termine del suo mandato all’ENAOLI, avvenuto nel gennaio del 1972, cede al pressante invito di assumere la Presidenza del «Centro Nazionale Economi di Comunità» (CNEC), un’organizzazione che realizza importanti servizi di consulenza, promozione e collegamento per le innumerevoli istituzioni che, con formule comunitarie, provvedono alle necessità dei cittadini e della società: collegi, ospedali, scuole, pensionati, colonie estive, studentati, ecc. Sarà sostituito, alla sua morte, da Ivo Pini che così lo ricorda: «In questi impegnativi e delicati incarichi il prof. Giaccone portò, con la sua particolare sensibilità educativa, l’impronta di uno stile di serietà, di semplicità, di concretezza, di cura delle cose essenziali, di eccezionale correttezza. Basti dire che egli – caso che può ritenersi unico nella storia recente della pubblica amministrazione – accettò l’incarico di Commissario governativo dell’ENAOLI prima e dell’ENPMF poi, a condizione di poter prestare la sua opera gratuitamente. […] Preoccupandosi sempre degli altri, mai di se stesso, era solito intervenire usando i suoi pur modesti mezzi personali – con i quali conduceva una vita di grande semplicità e sobrietà – per soccorrere tanti che a lui si rivolgevano e che non avrebbe potuto sovvenire (Giaccone) con i fondi degli organismi di cui era a capo, senza mai venir meno alla linearità e correttezza anche formale, di cui era esempio a tutti».

Visse nella semplicità, morì povero e nel suo paese natale. Era solito, infatti, trascorrere le vacanze di Pasqua e di Natale tra i detenuti, i sofferenti, o con i “suoi” bambini, ma nel mese di agosto passava qualche settimana nella casa paterna, con il fratello e i familiari, a Vaie. Qui, il l° agosto 1972, fu colpito da una scheggia a seguito di un’esplosione di una mina in montagna. Fu portato subito all’Ospedale di Giaveno e di qui all’Ospedale S. Giovanni di Torino, dove spirò.

Se la vita di Emilio Giaccone è degna di essere proposta come modello al popolo di Dio lo stabilirà la Chiesa, resta comunque l’esempio di cristiano laico a cui le giovani generazioni, che si accingono a contribuire all’edificazione di un mondo migliore, possono guardare con fiducia.

Per questo motivo l’Azione Cattolica diocesana, nell’autunno del 2010, domanda a S.E. mons. Alfonso Badini Confalonieri, la possibilità di istituire un gruppo denominato «Amici di papà Giaccone» in seno all’A.C. Il 25 aprile 2011, il Gruppo riceve l’incarico da parte del vescovo e si mette al lavoro. Due anni dopo, vista la consistenza del materiale raccolto e la «fama di santità» riscontrata tra la popolazione anziana della Valle di Susa e di molte città d’Italia, propone all’A.C. di farsi «Attore della causa di beatificazione del servo di Dio Emilio Giaccone». La domanda è presentata al vescovo il 5 novembre 2013; l’anno successivo, il 6 dicembre, questi accetta la nomina del postulatore della Causa: don Giorgio Grietti, cancelliere della diocesi di Pinerolo.

Mons. Vescovo, infine, istituisce una commissione storica che il 3 luglio u.s. presta davanti a lui il prescritto giuramento; scopo della Commissione è quello di raccogliere tutto il materiale possibile in relazione alla Causa e verificarne l’autenticità.

 

 

[1] Componente la Commissione dei periti in materia storica e archivistica nominata da Vescovo il 13 luglio 2015 al fine di valutare e reperire con la maggior completezza e attendibilità i documenti utili affinché il Dicastero romano possa esprimere un sereno e motivato giudizio su questo testimone del Vangelo, figlio della nostra Chiesa locale.

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