Il pericolo neo-gnostico e neo-pelagiano nella nuova Lettera della “CDF”

A seguito della pubblicazione di Dominus Iesus (2000), diversi Teologi chiesero alla Congregazione per la Dottrina della Fede di approfondire alcuni aspetti già enunciati in quella Dichiarazione, suggerendo un nuovo Documento circa la salvezza cristiana. Al riguardo, dopo aver attentamente approfondito tale importante tematica, in collaborazione con i Consultori della Congregazione, viene oggi presentata la Lettera Placuit Deo su alcuni aspetti della salvezza cristiana.

La pubblicazione di questa Lettera, indirizzata ai Vescovi della Chiesa cattolica e, più in generale, a tutti i fedeli, è stata decisa dalla Sessione Plenaria della Congregazione, svoltasi nei giorni 23-26 gennaio 2018, e approvata il 16 febbraio 2018 dal Santo Padre che ha chiesto di pubblicarla quanto prima. Il Documento intende «mettere in evidenza, nel solco della grande tradizione della fede e con particolare riferimento all’insegnamento di Papa Francesco, alcuni aspetti della salvezza cristiana che possono essere oggi difficili da comprendere a causa delle recenti trasformazioni culturali» (Capitolo I, n. 1).

Quali sono queste trasformazioni culturali che offuscano la confessione di fede cristiana, che proclama Gesù unico e universale Salvatore? Il Santo Padre Francesco, nel suo Magistero ordinario, fa spesso riferimento a due tendenze che assomigliano, in alcuni aspetti, a due antiche eresie, il pelagianesimo e lo gnosticismo, anche se è grande la differenza tra il contenuto storico odierno secolarizzato e quello dei primi secoli cristiani.

In particolare, «nei nostri tempi prolifera un neo-pelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri. La salvezza si affida allora alle forze del singolo, oppure a delle strutture puramente umane, incapaci di accogliere la novità dello Spirito di Dio» (n. 2). Dall’altra parte, «un certo neo-gnosticismo presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo. Si pretende così di liberare la persona dal corpo e dal cosmo materiale, nei quali non si scoprono più le tracce della mano provvidente del Creatore, ma si vede solo una realtà priva di senso, manipolabile secondo gli interessi dell’uomo» (n. 2).

La presente Lettera vuole affrontare queste tendenze riduzioniste che minacciano il Cristianesimo odierno e ribadire che la salvezza, secondo il disegno d’Alleanza del Padre, consiste nella nostra unione con Cristo (cf. Capitolo II, nn. 2-4) […]

La salvezza che Gesù ha portato non avviene in modo soltanto interiore, in forma intimistica e sentimentale, come vorrebbe la visione neo-gnostica. Infatti, in quanto il Figlio si è fatto carne (cf. Gv 1,14), facendo parte della famiglia umana, «si è unito, in certo modo, ad ogni uomo» (Cost. past. Gaudium et spes, n. 22) e ha stabilito un nuovo ordine di rapporti con Dio, suo Padre, e con tutti gli uomini. Proprio nel rapporto con Dio e con i fratelli trova l’uomo il suo pieno compimento.

Si spera che questa Lettera possa aiutare i fedeli perché prendano ulteriore coscienza della loro dignità di “figli di Dio” (Rm 8,16). La salvezza non può ridursi semplicemente a un messaggio, a una prassi, a una gnosi oppure a un sentimento interiore. Come ha scritto Benedetto XVI: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (n. 8; Lett. enc. Deus caritas est, n. 1).

 Dalla conferenza stampa di presentazione

 

LEGGI LA LETTERA “PLACUIT DEO”

 

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