Da Marcia della Pace a Festa dei Popoli! FOTO Susa 8 Aprile 2017

Sabato 8, a cura dell’Azione Cattolica con le chiese del territorio

Susa, i popoli camminano in pace e poi… fanno festa

Mentre il mondo sembra impazzito e cominciano a cadere bombe sulla Siria, a Susa si marcia in nome della Pace. E’ successo sabato 8 aprile, dalle 17.30, quando si è tenuta l’edizione 2017 di “Insieme per la Pace”, evento organizzato dall’Azione Cattolica Diocesana in collaborazione con le locali chiese Evangelica, Valdese e Ortodossa, e con le comunità albanese, musulmana Alhjra e rumena, con l’apporto dei richiedenti asilo presenti in Valle.

Sono oltre quindici anni che l’iniziativa della marcia va avanti– ci ha detto la presidente valsusina di AC Angela Pangia –ma è soltanto da tre edizioni che abbiamo deciso di strutturarla in questo modo, chiamandola Festa dei Popoli, e unendo alla riflessione anche un momento di gioia da condividere”.

Così, un gruppo di partecipanti (che al termine raggiungerà le circa 500 unità), di fedi, confessioni e anche colore della pelle differenti, è partito da piazza Savoia, ispirato dalle parole del pastore della Chiesa Evangelica di Borgone Giuseppe Mazzà, che ha invitato ad accettare l’altro, il diverso, tenendo sempre presente ognuno di noi che “l’altro sono io”.

Dopo una rapida discesa lungo corso Trieste, con i bimbi in prima fila a reggere lo striscione “Insieme per la pace”, il corteo si è fermato di fronte al tempio valdese, dove il pastore Davide Rostan ha invitato a riflettere sulla condivisione, richiamando l’esempio molto concreto dei profughi che oggi vengono a cercare rifugio nei paesi anche della Valle, “mentre ci sono esponenti di forze politiche e correnti di pensiero che non li vorrebbero neppure vedere”.

Poi, si è raggiunta la chiesa ortodossa in via Vallero, dove padre Jonuz Olenici ha cantato il brano di Vangelo dedicato alla figura di Zaccheo, aiutando così a riflettere sul tema dell’integrazione.

Tappa successiva, la chiesa di San Francesco, al cui interno il vescovo, monsignor Alfonso Badini Confalonieri, haparlato del valore della non violenza, ritornando sul tema e sul valore del porgere l’altra guancia, facile ad essere compreso dai bambini, e che starebbe a significare l’assunzione di responsabilità nel praticare concretamente la pace. Al termine, il corteo si è diretto verso l’arena.

Qui, prima di prendere posto sugli spalti del catino romano, due rappresentanti musulmane della comunità Alhjra, tra cui Sara, figlia dell’Imam che segue i fedeli all’Islam residenti in Valle, in particolare a Bussoleno, hanno dato lettura di un passo del Corano inerente il perdono. Subito dopo, due degli animatori di AC, Stefano Bruno eAnna Olivero, hanno dato la parola a Farhad Bitani, profugo afgano e autore del libro “L’ultimo lenzuolo bianco”, che racconta la sua storia di bambino cresciuto a Kabul, all’ombra del potere in mano ai talebani, “dove la violenza era il nostro pane quotidiano”.

Bitani, figlio di un militare e perciò un privilegiato, giunto in Italia al seguito del padre, occupato presso l’ambasciata a Roma, entra così in contatto con “gli infedeli, che speravo Allah mi concedesse la forza di combattere e di eliminare”.

E invece succede che, “in base a piccoli gesti quotidiani, come l’incontro con l’altro, un abbraccio, un aiuto, mi sono convinto a cambiare idea, facendo risaltare quel piccolo puntino bianco che ognuno di noi ha nel cuore, anche quandotutto intorno è nero”.

Bitani si è aperto agli altri e per la prima volta si è messo a leggere il Corano, accorgendosi “che non conteneva nulla di quello che i talebani ci avevano imposto, anzi ne era l’esatto contrario”.

Dopo la bella testimonianza, dagli spalti piovevano domande alle quali Farhad ha risposto illustrando la sua ricetta: “per far vincere la Pace occorre aprirci agli altri, considerare che, anche se con tutte le differenze, seguiamo tutti lostesso Dio”.

Il pomeriggio dell’arena si è poi concluso con un intrattenimento a base di danze folkloristiche rumene, alcuni canti a cura della comunità albanese, che ha ricordato anche don Oreste Cantore, e un estratto dallo spettacolo di Beppe Gromi “Dove cielo tocca mare”, interpretato dai giovani africani ospiti in Valle, gli stessi che lo avevano già propostoin vari reatri. Più tardi, nel salone Rosaz, la conclusione della festa con interessanti e gustosi scambi gastronomicia cura delle varie comunitàpresenti. A parte qualche slittamento nei tempi, che ha un po’ appesantito la parte finale, questa Marcia della Pace lascia sicuramente un segnale positivo. Come ha detto Bitani, anche esperienze come questa possono aiutare a far emergere quel puntino bianco che ognuno di noi serba sempre nel cuore. Eche rappresenta il bene.

Da LaValsusa del 13 Aprile 2017 – GIORGIO BREZZO

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